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All'Istituto Comprensivo Assisi 3 la Primaria fa rima con 3D

L'Istituto Comprensivo Assisi 3 durante l'anno scolastico appena concluso ha partecipato al progetto nazionale promosso dall'INDIRE "Primaria 3D", che prevede l'uso della stampante 3D per scopi didattici, in un piano di durata triennale che per Assisi ha coinvolto tre classi della scuola primaria: due terze e una prima. 

Il progetto prevedeva la stampa delle creazioni realizzate dagli alunni tramite l'applicazione online Tinkercad e stampate sulla stampante 3D acquistata di recente dalla scuola.

I ricercatori del'INDIRE hanno fornito il supporto pedagogico e tecnico attraverso una piattaforma online di lavoro e documentazione, una pagina Facebook e dei webinar. Nella piattaforma sono stati assegnati dei compiti sotto forma di storytelling. Tra questi una storia di elfi maker, bravi a fare le cose nel loro fablab. "Abbiamo utilizzato questo spunto - racconta l'animatrice digitale dell'Istituto Simonetta Leonardi - in quanto molto efficace per introdurre in modo piacevole le richieste dei compiti e per aiutare a promuovere le abilità sociali. Gli elfi sono stati proposti come modello da imitare per le loro numerose virtù: rispetto, condivisione, creatività, tenacia, illustrate su un display sulla parete e ricordate al bisogno! Per aiutare nell'immedesimazione e dare un tocco fantastico e gioioso, le mamme hanno provveduto a realizzare dei cappelli da elfo che abbiamo indossato durante i lab. I bambini dovevano progettare alcuni elementi della storia che poi sono stati da me stampati in 3D".

Nelle attività laboratoriali è stata utilizzata la metodologia didattica prevista dalla sperimentazione definita Think-Make-Improve (TMI), ovvero, un ciclo didattico che permette di accrescere la consapevolezza negli alunni che riflettendo, ipotizzando, provando e sbagliando arrivano alla soluzione di un problema. Il ciclo TMI è fondato sul problem solving: parte infatti sempre da un problema che può essere risolto dai bambini progettando elementi, strumenti o altro. Il problema viene affrontato in modo pratico, costruendo un oggetto e durante la sua realizzazione si applica il ciclo che permette agli alunni di individuare i propri errori, tornare sui propri passi e ri-progettare per migliorare il risultato.

"Dopo un decennio di retorica intorno al docente che diventa "tutor" e "facilitatore" - continua la Leonardi - finalmente sento di essere riuscita sul serio a ricoprire questo ruolo. Li ho osservati e ascoltati molto, ho resistito alla tentazione di spiegare e illustrare e li ho lasciati fare. Sono intervenuta solo nello stretto indispensabile, ad esempio ho fatto vedere sullo schermo collegato ad un notebook come "domare" il piano di lavoro 3D quando si inclinava o si capovolgeva e i bambini non riuscivano a rimetterlo in asse. Ho creato per loro un ambiente stimolante e coinvolgente e direzionato il loro interesse con “domande guida” o con indizi che ogni gruppo ha usato a suo modo. I bambini sono stati così eccitati e allo stesso tempo così concentrati sui compiti e sulle funzioni da scoprire nel gallery del programma da non percepire il trascorrere del tempo e sorprendersi sempre per l'annuncio della fine delle attività. Durante le attività si sono contagiati molto, come un gruppo scopriva qualcosa di interessante poi come per magia compariva anche sugli altri schermi provocando le lamentele degli "scopritori" che ne rivendicavano l'esclusiva. Dopo un paio d'incontri hanno smesso di dire: "maestra, loro ci copiano!" e hanno cominciato a capire che dovevano esserne orgogliosi poiché significava che ciò che loro avevano scoperto/fatto aveva un valore anche per gli altri".

In poco tempo i bambini sono diventati molto abili nell'utilizzo di Tinkercad, con l'unica difficoltà iniziale rilevata dall'insegnante legata all'uso del mouse, oggetto sconosciuto ai bambini abituati a usare soprattutto tablet. 

"Alla fine dei 4 incontri previsti e conclusa la fase di stampa dei tantissimi progetti - racconta l'animatrice digitale - abbiamo effettuato dei laboratori per provare il funzionamento delle macchinine e delle barche richieste dai compiti. I bambini hanno dimostrato un grande entusiasmo e una grande soddisfazione nel vedere realizzati i loro progetti e anche i gruppi che hanno progettato elementi imperfetti non si sono scoraggiati e hanno sperimentato e interagito a lungo tra di loro per capire come poterli migliorare. L'utilizzo della stampante 3D non è stato semplice per me. La formazione di base ricevuta durante la Summer School del MIUR non mi ha consentito di risolvere tutti i problemi incontrati. Confesso che ho avuto momenti di sconforto davanti alla stampante, che essendo ancora una tecnologia imperfetta, ha presentato problemi non previsti nel manuale. Grazie al supporto della community di Facebook e al collega del "pronto soccorso tecnologico" sono riuscita a risolvere la maggior parte di questi problemi e a portare a termine la sperimentazione con grande soddisfazione da parte mia, dei bambini e anche dei genitori".

E con questo l'Istituto Comprensivo 3 Assisi ha dimostrato che un fablab a scuola è non solo possibile ma anche utile per i bambini.

Sonia Montegiove 03.07.2017 0 432
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