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Chimica e Arduino: al Volta di Perugia s'impara a lavorare insieme

Siamo in un'aula a finestre chiuse, si sente un beep e si vede un prototipo di finestra aprirsi in automatico. "Il sensore - spiega uno dei ragazzi che hanno lavorato al progetto - rileva la quantità di anidride carbonica nell'aria: quando questa supera un certo limite soglia che abbiamo fissato, parte un impulso utile a far aprire una finestra". 

Siamo in una classe terza dell'indirizzo chimico industriale dell'ITTS "Alessandro Volta" di Perugia, non ci si aspetterebbe di vedere i ragazzi in mezzo a schede Arduino e stampanti 3D ma questo accade e anche spesso. "Dall'anno scorso - racconta l'insegnante Nicoletta Perenza - abbiamo dato vita a progetti trasversali a più indirizzi. In questo, per esempio, noi chimici abbiamo progettato la parte utile al monitoraggio degli inquinanti nell'aria, ma poi ci siamo appoggiati ai ragazzi del corso di informatica che ci hanno aiutato a far diventare questo un progetto di domotica. In futuro vorremo coinvolgere anche il corso di elettrotecnica affinché ciascuno metta a disposizione le proprie competenze". 

"Sdoganare" l'uso di Arduino per i chimici è stata davvero una svolta. "All'inizio abbiamo cercato molto in Rete il materiale che ci serviva - dice Erica, una delle poche ragazze della classe - abbiamo trovato molti esempi di applicazione, provato, smontato, ricostruito fino ad arrivare a far funzionare il tutto". Questo grazie, rimarca anche l'insegnante, alla scelta di open hardware, come Arduino, e di linguaggi di programmazione open source che, proprio per loro caratteristica, consentono ai ragazzi di trovare esempi scritti, aperti, consultabili e modificabili. "Anche nel nostro corso - aggiunge Francesco Casinini, docente di informatica - usiamo linguaggi di programmazione e gestori di banche dati liberi. In questo modo possiamo dare ai ragazzi la possibilità di utilizzare gli stessi strumenti anche fuori dalla scuola". 

"L'essenza di questo progetto - continua Nicoletta Perenza - sta nella concretezza, nella potenza del realizzare qualcosa che ideiamo. Non ci si ferma alla progettazione, non ci si ferma davanti a un ostacolo, non ci si ferma neppure davanti alla scarsa conoscenza di una cosa, visto che oggi abbiamo tutte le risorse utili ad approfondire e cercare quello che ci serve". 

Progetti come questo e come quello realizzato dallo stesso indirizzo chimico lo scorso anno in occasione della Maker Faire di Roma non solo fanno acquisire nuove competenze e nuovi modi di lavorare, ma aiutano a rafforzare la capacità di comunicare ad altri ciò che si è fatto. "Abbiamo attivato di recente - dice Francesca Farinelli, docente di italiano dei ragazzi - una iniziativa di formazione rivolta ai ragazzi finalizzata a far conoscere loro il modello TED. Questo perché riteniamo importante sviluppare oggi la capacità di presentare un'idea, un progetto, un prodotto". 

La frase che sentiamo ripetere più spesso è "dobbiamo insegnare ai ragazzi a lavorare insieme". Non chiusi nelle proprie aule, non come se il loro indirizzo di studi non fosse interconnesso con gli atri, non come se non ci fosse bisogno di competenze trasversali. Quando ci congediamo, lasciamo una decina di ragazzi presi a stampare un oggetto, mettere a punto un sensore, finire di programmare un pezzo. Lavorano insieme e il digitale in questo caso non è che il collante.      

Sonia Montegiove 21.06.2018 0 537
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