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Libertà di stampa e Rete: ragazzi e giornalisti a confronto

80 ragazzi seduti nell'aula magna dell'Istituto Tecnico Tecnologico Da Vinci di Foligno aspettano curiosi l'arrivo dei relatori di un incontro un po' particolare, un processo, con tanto di giuria e testimoni. Uno studente si avvicina e chiede: "Io sarei uno dei giudici, dove mi siedo?". I tre della giuria prendono posto, seduti davanti alla platea fatta di amici e insegnanti. La mattina inizia con le classi terze, quarte e quinte di informatica e meccanica impegnate nel "dibattere" sul rapporto tra libertà di stampa e Rete

"Oggi si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa - ha detto il presidente dell'Ordine Regionale dei Giornalisti dell'Umbria Roberto Conticelli in apertura - e se siamo qui come giornalisti è perché teniamo al confronto con i ragazzi su un tema tanto importante quanto delicato come quello della corretta informazione". Informazione che sempre più i ragazzi leggono da smartphone o tablet, nella convinzione che la Rete garantisca libertà. 

"La Rete non è che uno strumento - ricorda la dirigente scolastica Rosa Smacchi - e come tale lo si deve conoscere per usarlo nel miglior modo possibile. Per farlo serve sicuramente spirito critico. E uno dei compiti principali della scuola è proprio quello di aiutare i ragazzi a farsi domande sugli strumenti che usano e, più in generale, su tutto quello che li circonda". 

Il processo sta per iniziare, si "scalda" per entrare in campo Massimo Angeletti, giornalista Rai, pronto a sostenere un duro attacco alla Rete. "Ciò che noi consultiamo da smartphone solo in apparenza è qualcosa che scegliamo. Nella realtà dei fatti, se ci limitiamo a leggere notizie dalla time line dei nostri social network, rinunciamo alla libertà di scegliere. Qualcuno sta scegliendo per noi, ed è bene che ne siamo consapevoli". I ragazzi si muovono sulle sedie, qualcuno annuisce, qualcun altro vorrebbe dissentire pubblicamente intervenendo subito. Ma, finita "l'arringa" di Angeletti, prende la parola Felice Fedeli, caporedattore del Corriere dell'Umbria, che si dichiara né favorevole né contrario alla Rete, ma vuole raccontare un fatto realmente accaduto. Uno di quei "fattacci" di cronaca giudiziaria che fa comprendere quanto difficile possa essere il compito del giornalista e quando grande la sua responsabilità nel raccontare un fatto accaduto. 

E' arrivato il momento della difesa. A prendere la parola Sonia Montegiove, che oltre a svolgere il ruolo di animazione della Rete Animatori Digitali, è giornalista. "Non è la Rete da condannare o assolvere, ma le persone che la usano". Ribadisce così l'importanza della consapevolezza nell'uso di strumenti nuovi e soprattutto la grande opportunità che la Rete offre nel fare comunità e nel poter essere parte attiva e proattiva nella costruzione del dibattito pubblico finalizzato a preservare la libertà di stampa. 

E' arrivato il turno dei ragazzi. Cinque di loro, in prima fila, scalpitano per portare una testimonianza. Si alternano al microfono, espongono la loro idea di Rete, fanno esempi, cercano il dialogo con i giornalisti. I giudici ascoltano, attenti e pronti a emettere il verdetto finale. 

Non c'è assoluzione né condanna. La Rete è uno strumento che, come molti altri in passato, può aiutare a conservare, aumentare o ridurre le libertà. Tutto dipende da noi, dal nostro impegno, dalla nostra volontà di scoprire il funzionamento delle cose, dalla nostra capacità di salvaguardare un diritto tanto importante come quello di sapere cosa sta accadendo intorno a noi. 

Questo il video della mattina: 

 

Sonia Montegiove 04.05.2018 0 92
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04.05.2018 (19 giorni fa)
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